Maurizio ha una grande dote naturale, con qualsiasi strumento; penna, pennello, matita, carta, legno, ferro, marmo, dalle sue mani si concretizzano forme definite. Il periodo artistico coincide con la pittura ad olio i cui soggetti erano forme umane tormentate e contorte.  Il disegno scientifico era finalizzato ad illustrare i suoi lavori scientifici e quelli dei suoi colleghi.  Poi è nato Samuele e con lui sulle ginocchia, disegnava leoni, tigri, squali. Maurizio ama l'esplorazione anche nell'arte.  La tecnica ad olio è forse la sua preferita, ha infatti realizzato un quadro ad olio di 5 metri, raffigurante la barriera corallina, che oggi accompagna i visitatori all’entrata dell’acquario di Monaco-Montecarlo. Per il disegno scientifico ha imparato ad usare l'aerografo e poi i pastelli, le matite, la grafica al computer.

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Paul Klee sintetizza la sua visione dell'arte come strumento di conoscenza nella frase: "L'arte non riproduce il visibile, ma rende visibile". Stranamente si continua a trattare queste due produzioni dell'intelletto umano in modo separato e antitetico, dimenticando il percorso epistemologico passato e recente che ha progressivamente "liberato" la scienza dalla schiavitù dell'empirismo, riconoscendone l'origine nella creatività e fantasia di cui è capace l'intelligenza umana. Scienza non è fare, ma pensare. La scienza non è oggettiva perché si basa su osservazioni oggettive, la scienza è soggettiva perché, quando noi osserviamo un fenomeno, la nostra mente lo interpreta e lo "costruisce" secondo la nostra storia, società e cultura.


barriera corallina montecarlogeryon

Da questa angolazione la scienza è molto più affascinante, soprattutto perché riconosce all'intelletto una posizione attiva alle teorie scientifiche che produce, attraverso la loro falsificabilità, una funzione non dogmatica. Il giudizio visivo, attraverso cui passa una parte importante della conoscenza, quindi, non è un contributo successivo alla percezione, ma ingrediente essenziale all'atto stesso del vedere. Prendere coscienza del giudizio visivo, tradurlo e formularlo significa sapere "che cosa" in realtà vediamo (Rudolf Arnheim 1904)

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